Meteoclima

Portale di meteorologia e climatologia

Progetto Meteomundi/Meteoclima (1)

 

Teoria Madrigali sui cambiamenti climatici-

 

 

 

La mia tesi climatica, ha avuto il suo inizio, nello studio attento e meticoloso della dinamica dell'atmosfera, con l'osservazione della grande circolazione generale dell'atmosfera,  studiando il comportamento del Jet Stream e le sue persistenze configurative, legate ed unite alla espansione-contrazione del VP.

 

L'osservazione della statistica climatica del Pianeta, segna quindi un percorso ben preciso e  delineato, che pone la base per la mia analisi sui mutamenti climatici, dove le variazioni meteorologiche nel corso degli anni, hanno evidenziato che la loro causa-effetto, scandisce la successione degli eventi termici e meteorici sul Pianeta. La riflessione, mi ha portato alla consapevolezza  di un mutamento climatico legato, non ad una causa effetto antropica riguardo l'innalzamento delle temperature di questo ultimo ventennio, ma una semplice variazione legata alla mutevolezza delle condizioni atmosferiche legate agli eventi meteorologici nel corso degli anni (decenni).

 

Una osservazione del getto in quota, che ha palesato il suo grande potere climatico per le sue varianti configurative, che favoriscono le differenze termiche e meteoriche (precipitazioni) fra le varie latitudini, che registrate nel corso del tempo, scandiscono la climatologia.

 

Una successione di eventi, incisiva e costante, della grande circolazione generale dell'atmosfera e coadiuvata dal VP, la depressione a carattere freddo latente in quota sull'area artica ed antartica, responsabile della genesi delle depressioni mobili e delle annesse perturbazioni oceaniche.

 

La sua espansione-contrazione rilevata  nel corso degli anni, mi ha confermato la sua grande  responsabilità di effetto, riguardo i  mutamenti climatici, legati intimamente alla progressione ciclica degli eventi , scanditi dal Vortice Polare, con le variazioni della corrente a getto della libera atmosfera.

 

Una dominante di effetto, che innesca la cadenza costante di situazioni meteoclimatiche anche estreme, come situazioni cicloniche anche intense con condizioni atmosferiche peggiorative, alternate a subtropicali dominanti nel tempo e stabilità duratura, arrivando a variare la statistica climatica nel corso del tempo, per la conseguente causa-effetto scatenata dagli eventi meteorologici distribuiti su vaste aree continentali come oceaniche.

 

Il cambiamento di direzione e in persistenza del flusso in quota (corrente a getto), a cui sono legate tutti gli eventi meteorici e termici al suolo,  la causa scatenante della grande mutevolezza meteorologica e climatica del nostro Pianeta.

 

Una prima considerazione importante, è la constatazione, che non esiste una scissione fra meteorologia e climatologia, ma una sua unione inscindibile e di estrema importanza, in quanto la climatologia è proprio scandita dalla registrazione nel corso dei secoli e decenni, della mutevolezza delle condizioni atmosferiche nel corso del tempo, che si sono presentate a seconda delle dominanti termiche e meteoriche innescate dalla particolare evoluzione della corrente a  getto in quota.

 

Il jet Stream (corrente a getto) mi ha dato con sempre più determinazione, l'importanza della sua azione sulle masse di aria che interagiscono su  determinate aree geografiche, riuscendo  ad influire anche sensibilmente, sulla conseguente registrazione di dati, la statistica climatica, (registrazioni meteorologiche e condizioni atmosferiche) che per questo motivo viene a differenziarsi nel corso del passato, con effetti del tutto dipendenti dalla persistenza di determinati disposizioni configurative del flusso in quota.

 

La chiave di tutto il meccanismo climatico terrestre,  è comandato dalla corrente a getto della libera atmosfera, che ha il preciso compito di equilibrare le differenze termiche esistenti trasportando masse di aria diverse alle varie latitudini, che rimanendo dominanti nel corso del tempo,  segnano la variazione in statistica della rete di rilevamento, la quale contraddistingue la parte portante della climatologia generale

 

Un riscaldamento o raffreddamento progressivo rilevato, non ha quindi radici antropiche, ma una semplice "causa-effetto" legata alla grande circolazione generale dell'atmosfera, che viene a “distribuire” in maniera casuale e ripetitiva, le  conseguenti azioni prevalenti di masse di aria artica (fredda) o subtropicale (calda). Queste masse di aria, si alternano fra loro in una cadenza ben precisa, scandita  dalla espansione o contrazione del Vortice Polare, che è il centro motore della disposizione come invadenza e sua persistenza, della corrente a getto della libera atmosfera. (Jet Stream)

 

Le profonde differenze termiche nel corso del passato, sono quindi innescate “principalmente” da fattori configurativi attivati dal VP, che hanno il potere di variare anche sensibilmente, i valori di albedo (rapporto in percentuale di energia solare ricevuta e riflessa) e che risultano differenti alle varie latitudini.

 

Non varia globalmente l'energia termica solare incidente sul Pianeta, che rimane tendenzialmente costante, ma semplicemente "distribuita diversamente", alle varie latitudini geografiche. Non diventa determinante, nei cambiamenti climatici,  la causa effetto astronomica, quanto l’azione in persistenza del VP (espansione-contrazione) coadiuvato dal JS.

 

Questo confermato dai sensori posti sui satelliti, che non hanno avvertito variazioni significative dell'energia solare in arrivo(1* “Le variazioni del clima” di Mario Pinna pag.46-ed.Franco Angeli/ Milano)

 

Quando il VP è in espansione, il flusso polare si estende in persistenza verso sud, provocando la contrazione dell’ITCZ (Intertropical Convergence Zone) e il ritiro delle subtropicali, con dominante fredda peggiorativa prevalente in espansione verso sud.

 

 L’efffetto contrario con  la contrazione del VP, che innesca una causa-effetto di ritiro del JS polare verso nord, con  condizioni migliorative atmoferiche, per maggiore invadenza degli anticicloni subtropicali.

 

Una scoperta importante, che pone  il meccanismo climatico terrestre, comandato dalla persistenza atmosferica e non da cause astronomiche, che nella mia tesi, diventano del tutto marginali.

 

Azioni di raffreddamento o riscaldamento, che si scatenano per una  diretta  quanto intima relazione di rapporto fra la superficie interessata dalle variazioni termiche e  Il corrispondente movimento delle masse d'aria in quota, siano esse di natura artica o subtropicale.

 

Queste masse d'aria, sotto la diretta influenza del Jet Stream, operano una importante  casistica di effetto termico, per le ripercussioni corrispondenti al livello del suolo, a seconda se la superficie interessata al fenomeno, risultano i continenti (minoritari) e gli oceani (maggioritari).

 

Sussite una relazione di superficie interessata al fenomeno, che innesca una variazione verso il caldo come il freddo, utilizzando un rapporto fisico-matematico di valore critico, che si innesca al dominio termico dominante.

 

Risulterà determinante per la variazione climatica,  quale superficie prevalente, marina o continentale, venga interessata dal trasporto della massa d'aria specifica,(fredda o calda) in un  rapporto scatenante in percentuale,  fra l'area marina e quella continentale, la natura della situazione termica innescata e il tempo di durata dell'effetto conseguente, che innesca l'ingresso deciso verso una determinata variazione climatica.

 

 

 

La storia climatica della Terra si è sempre svolta, sia nelle epoche glaciali che nelle fasi interglaciali, grazie alla "regia" della grande circolazione generale dell'atmosfera, che può favorire condizioni termiche e meteorologiche assai diversificate nelle varie aree del pianeta, indipendentemente dalla latitudine e dalla longitudine.

 

 Il clima è, infatti, influenzato dalla corrente a getto della libera atmosfera, che riesce sempre e ovunque a modificare, talvolta anche in modo molto sensibile, le condizioni meteoclimatiche al suolo.

 

Già in tempi non sospetti, si sono verificate risalite dell'Anticiclone subtropicale africano verso il continente europeo, con persistenze costanti e assidue, che hanno determinato stagioni estive molto calde e siccitose, soprattutto negli anni '40 e '50. Secondo la teoria, questo potrebbe essere stato l'inizio dell'attuale fase climatica di transizione, oramai in prossimità della scadenza dei 13 mila anni delle fasi interglaciali, che vede l'alternarsi di decenni più freddi a decenni più caldi rispetto alle medie secolari.

 

Gli anni '60 e 70', coerentemente a tale logica di pensiero, hanno visto un considerevole raffreddamento rispetto ai decenni precedenti, coincidente peraltro con il rallentamento della Corrente del Golfo che mitiga notevolmente il clima delle coste occidentali europee. Da non sottovalutare anche l'incidenza determinante dei venti superficiali sulle correnti marine, che sono legate intimamente, alla persistenza e determinazione del flusso troposferico (jet Stream).  Dagli anni '80 in poi è iniziata una nuova fase di riscaldamento che, tuttavia, non ha affatto le caratteristiche di record. Infatti, vista la durata di 13 mila anni dell'attuale era interglaciale oramai in fase conclusiva, le medie trentennali di riferimento climatico risultano riferimenti impropri e inattendibili per lo studio dell'evoluzione termica del pianeta Terra, con vicissitudini climatiche che si sono susseguite nel corso di millenni fra alti e bassi di temperatura, anche estremi.

 

Vortice polare e corrente a getto responsabili del clima al suolo

 

La circolazione generale dell'atmosfera, con il vortice polare, decide le sorti meteoclimatiche di tutto il pianeta, la cui superficie è composta per due terzi da superfice marina, con l'emisfero boreale caratterizzato dalla dominanza di aree continentali rispetto all'emisfero australe.

 

 

 

L'oscillazione del vortice polare (espansione-contrazione) su latitudini diverse e la sua interazione con la grande circolazione dell'atmosfera determina rimonte configurative altopressorie di natura subtropicale oceanica (Anticiclone delle Azzorre) e/o continentale (Anticiclone subtropicale africano), onde cicloniche stazionarie subtropicali oceaniche e flussi di correnti in quota che condizionano inesorabilmente il clima al suolo.

 

Secondo la Tesi Madrigali, nelle epoche glaciali il vortice polare e la grande circolazione generale dell'atmosfera creerebbero una persistente dominante fredda sui continenti boreali e una dominante subtropicale più calda sugli Oceani, con flusso polare sempre più in discesa di latitudine come di conseguenza del fronte polare. Tutto ciò determinerebbe un ciclo di raffreddamento di scala planetaria, che si accentuerebbe notevolmente sull'emisfero boreale per il consistente effetto albedo dovuto alla marcata presenza di continenti.

 

Dal canto loro, i ghiacciai si alimentano con le precipitazioni e per potersi estendere senza mai regredire necessitano di abbondanti apporti precipitativi, i quali sono basilari per un processo di raffreddamento assieme a situazioni configurative dominanti fredde nel periodo estivo: queste ultime impediscono il regredire del manto nevoso invernale e costituiscono l'origine per il susseguente accumulo autunnale e invernale.

 

Il passaggio dall'attuale fase interglaciale alla nuova era glaciale inizierà col ripetersi di azioni lesive sulle situazioni configurative delle stagioni più calde (primavera ed estate). Una costante azione di disturbo ad oltranza, in ingresso in queste stagioni attraverso la corrente a getto, provocherebbe una devastante causa-effetto domino, mettendo le basi per un processo di passaggio alla prossima glaciazione, oramai imminente (nei prossimi decenni). Secondo il Madrigali, il passaggio configurativo finale alla nuova era glaciale non potrà essere lineare e costante, ma vivrà una serie di cause-effetto eclatanti, con disposizioni bariche variegate e burrascose che determineranno un processo di trasformazione climatica in cui l'estremizzazione diventerà una regola, per poi attenuarsi progressivamente al termine del processo con la prevalenza della nuova dominante fredda polare, che sarà quella di riferimento per la nuova glaciazione.

 

Un'altra prova inconfutabile è rilevabile tramite l'osservazione degli indici teleconnettivi nel corso dei decenni,(Artic Oscillation e e North Atlantic oscillation) che palesano in maniera inequivocabile, come situazioni peggiorative, contraddistinte da valori negativi prevalenti degli indici, rispecchiano cicli periodici meteoclimatici in condizioni avverse (esempio anni '50-'75), con diminuzione delle medie climatiche, dovuto ad un processo di espansione del Vortice Polare.

 

 Indici positivi evidenziano  situazioni opposte di trend atmosferici in optimum climatico (esempio anni '80-'90), con azioni prevalenti stabilizzanti e contrazione del Vortice Polare.

 

 Per concludere, la Tesi Madrigali asserisce che i cambiamenti climatici avvengono per una azione ben precisa  e mirata del VP, che “contraendosi o espandendosi” ciclicamente con cadenza casuale, innesca cambiamenti climatici importanti.

 

Ultimamente la mia ricerca climatica si è arricchita di una scoperta sensazionale, che ha individuato la causa principe dei cambi di marcia configurativi del Jet Stream, sotto la direttrice del VP.

 

Una forza strategica e importante, che pone una variazione decisiva sulla disposizione del flusso troposferico, alterando il flusso zonale prevalente e indirizzandolo su onde pronunciate e blocking configurativi, con conseguente causa-effetto meteo climatica, assai rilevante al suolo.

 

Una cadenza di variazione in seno alla grande circolazione generale dell’atmosfera, che scandisce non solo modifiche importanti di uno-due settimane, ma anche persistente di cadenza annuale, come decennali e ventennali! Una autentica rivoluzione sulla ricerca scientifica riguardo i cambiamenti meteo climatici, che viene analizzata e studiata nel gruppo di ricerca istituito per la Tesi Madrigali, correlata da dati fisico-matematici integrati nella scoperta rivoluzionaria, che prossimamente saranno divulgate al mondo.

 

Questi cambiamenti meteo climatici sono monitorati dalla lettura degli indici teleconnettivi (AO-NAO-PNA-AAO) che rilevano i processi di espansione (dati negativi prevalenti) o contrazione del VP (presenza di dati prevalenti positivi).

 

 Fattori  fisico-matematici legati al flusso in quota, intimamente uniti alla espansione-contrazione del VP+ causa-effetto di innesco spiegata dalla “scoperta rivoluzionaria”, quale causa scatenante primaria, che  spinge il clima del Pianeta verso una determinata direzione termica,  con gli effetti cosmici che assumono importanza marginale, pur accelerando  un  processo  comunque in atto.

 

Il risultato,  a parer mio, tramite l'osservazione  ricostruite al computer nel corso del tempo della sinottica (osservazioni al suolo)) e  del vento geostrofico (vento troposferico), mi hanno evidenziato questa stretta correlazione, e reso evidente la validità dello studio climatico.

 

Un ulteriore prova concreta, la ricostruzione del tempo del passato , dove ho constatao che nella PEG, (Piccola era Glaciale- 1500-1870 d.C) l'incidenza della configurazione in quota è risultata  decisiva per non dire “determinante” per costruire condizioni meteoclimatiche particolarmente inclementi, che hanno contraddistinto quel particolare momento temporale.

 

Una pressante situazioni termica avversa verso il freddo, avviata dal VP in un processo di espansione, ha esaltato una dominante artica invernale e  prevalenti situazioni perturbate estive,  in una successione  di eventi atmosferiche persistenti, che ha modellato l'ultimo avvento climatico fra i più inclementi che la storia recente del nostro Pianeta ricordi, dopo l'ultima grande era glaciale .

 

Nella PEG come per altre situazioni termiche passate, è del tutto “fallace” pensare ad una azione solare ( minimo di Munder), come causa scatenante dei cicli di raffredamento e  riscaldamento legato al numero delle macchie solari, poiché non varia la radiazione in arrivo dal sole, ma varia solo come viene ripartita alle varie latitudini. La nostra stella più vicina (il sole) ha solo il compito di alimentare con il  combustibile solare, tutto l’ingranaggio meteoclimatico terrestre, poiché la nostra stella può generare una causa-effetto lineare e non sinusoidale (alternanza in seno alla variazione, di alti e bassi termici), che può essere innescata solo dalla variazione mutevole nel tempo, da parte della grande circolazione generale dell'atmosfera.

 

Lo studio e l'osservazione dei documenti storici,  rendono chiaro come anche nella PEG siano stati presenti periodi minimi di optimum climatici, naturalmente non prevaricanti rispetto a quelli freddi.

 

Ogni era interglaciale, è contrassegnata da variazioni termiche diversificate a seconda del trend configurativo in atto, con periodi temporali di corto (decennali),medio (trentennali e più) e lungo respiro (secolari).

 

Questo può essere rilevato nella osservazione climatica dell'era interglaciale, che rimarca una  estrema mutevolezza termica, con svariati alti e bassi termici di durata assai diversificata, ma con un senso logico cadenzato, che evince una fase iniziale di prevalenza verso trend caldi (testa), una fase centrale calda (optimum post glaciale) e una fase di coda (l'attuale) di dominante ricercata  ciclica  piu' verso il freddo che non verso il caldo.( tabella corrispondente)

 

Il Pianeta scandisce nel suo processo del tutto “casuale” ma ripetitivo, l’era glaciale a quella interglaciale, alterando principalmente la ripartizione del calore alle varie latitudini, quale causa-effetto primaria che tende a far uscire o rientrare la Terra, da ogni era glaciale, di durata intorno i 100.000 anni.

 

Il nostro pianeta,  ha vissuto estremizzazioni climatiche importanti e diversificate, che hanno modificato in maniera incisiva, svariate situazioni termiche mondiali nel passato, e che può aver contribuito anche all’estinzione di massa dei dinosauri, come di altre molte specie del Pianeta.(nell’ultima glaciazione si estinsero il 75% delle specie esistenti).

 

Ultima constatazione di fatto decisiva, in un presunto riscaldamento globale, non può essere presente una rilevazione di estremi di temperatura, ma una dominante  graduale verso una media di livellamento, in costante aumento, dove i valori freddi record sono praticamente smorzati e addolciti.

 

L'esempio di illogicità del GW antropico è leggibile negli estremi termici rilevabili negli inverni rigidi del 1929-1957-1985 come in conferma ulteriore, negli ultimi inverni del nuovo millennio, che sta palesando una accelerazione del processo verso un global cooling.

 

In un riscaldamento globale, la media termica in aumento, dovrebbe “stemperare” gli eccessi verso il basso, agendo sulle masse d'aria artiche marittime/continentali ed impedendo record di freddo invernali con la riduzione delle precipitazioni nevose. Ma questo fatto non è mai avvenuto e pongo i grafici del pack artico e antartico, dove è facilmente leggibile il processo di raffreddamento in atto, dopo l'optimum anni '80-'90, dove si era registrato una impennata delle medie mondiali per un ciclo in optimum climatico.

 

L'artico a registrato una diminuzione dell'estensione dei ghiacci  con un picco negativo che per la logica dell'inerzia termica, ha avuto il suo culmine alla conclusione del trend anni '80-'90 entrando agli inizi del nuovo millennio.

 

Ma è anche osservabile, una nuova tendenza verso l'aumento del pack artico, che sta avendo una costante accelerazione in questi ultimi due anni, evidenziando un processo inverso in atto, orientato ad un aumento della superficie ghiacciata, se pur lenta rispetto all'Antartico.

 

Ancora più vistoso il processo al Polo Sud, dove è leggibile da tempo, un aumento verso valori  anomali positivi  record del pack antartico, palesando un processo anticipato di forte raffreddamento rispetto all'Artico, dovuto alla  differenza di rapporto fra la continentalità (minoritaria) rispetto a quella di oceanicità(maggioritaria).

 

La minore presenza di continenti ha facilitato l'anticipo del global cooling in Antartico e sull'emisfero Australe, rimarcato dagli ultimi due inverni con valori rigidi record specie in America meridionale e valori molto freddi in SudAfrica e Australia settentrionale, con forti anomalie termiche verso il Tropico del capricorno e l'equatore .

 

Risulta sorprendente notare come esempio, nell'inverno rigido Australe, la rilevazione di situazioni termiche da record :

 

 

 

17 giugno 2010: 500 pinguini africani muoiono per il freddo a causa dell’ondata glaciale che ha toccato la Provincia del Capo orientale in Sud Africa

 

19 luglio 2010: il freddo glaciale distrugge in Sud Africa parecchie centinaia di Sistemi Solari Termici

 

5 agosto 2010: neve sul Brasile e temperature sotto zero nel River Plate. Moria di pesci tropicali

 

6 agosto 2010: il Sud America è colpito da un’ondata fredda eccezionale. Nella Bolivia dell’est si è scesi fino a -6°C. Milioni di pesci abituati a nuotare a circa 20°C muoiono congelati. Analoga fine per rettili, uccelli, tartarughe. Come conseguenza le acque sono diventate imbevibili e il governo ha chiuso la pesca per l’intero anno. Le morti di persone e animali in Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile del Sud aumentano. Un metro di neve copre la Patagonia e lungo le Ande si sono interrotte le comunicazioni. Moltissime culture cilene di agrumi e avocado sono state distrutte, riducendo l’esportazione del 40%

 

9 agosto 2010: gli australiani hanno vissuto la mattinata più fredda degli ultimi 30 anni. Sidney si è svegliata sotto una coltre di gelo.

 

Inverno rigido in Europa del novembre-dicembre 2010

 

Inverno eccezionale per temperature prolungate e precipitazioni nevose nel freddissimo Febbraio del 2012

 

   Evidente, da questi fatti appena esposti, una graduale evoluzione verso un processo di raffreddamento sempre più intenso, presente anche sull'artico in accelerazione, ma anticipato da qualche anno in Antartico, dove il processo  è in forte aumento. Questa situazione scatenerà nei prossimi decenni, l'effetto concatenante conseguente (Antartico>>Artico) che incentiverà nel corso dei prossimi anni, una sensibile diminuzione delle temperature globali, anche sull'emisfero Boreale. L'albedo in aumento per la riflessione operata dai pack artici e antartici sarà determinante nel favorire un processo di raffreddamento sempre più intenso, anche per la vitalità dei rispettivi Vortici Polari.

 

Riscontrabile in questi ultimi inverni, l'aumento drastico delle precipitazioni e di innevamento record invernale anche sull'emisfero Boreale, reso palese dall'inclemente inverno in USA-ASIA e  in EUROPA a novembre-dicembre.

 

Una progressione inesorabile verso il freddo, resa ancora più evidente dalla intrusione dell'inverno sulle stagioni intermedie, con la concatenante contrazione del periodo estivo. (primavere assai burrascose, con alti e bassi termici, con estati sempre più in sofferenza).

 

Questo testo è l' Essenza della mia ricerca, con le affermazioni base, riflessioni e analisi sui cambiamenti climatici legati alla espansione-contrazione del vortice polare e maggiore/minore invadenza del jet stream alle varie latitudini, che potremmo chiamare "Tesi Madrigali e le oscillazioni naturali fra il global cooling e global warming”, con l’aggiunta della mia ultima “scoperta rivoluzionaria”, che apre scenari impensabili riguardo la ricerca climatica passata>presente>futura e la precisione di previsione.

 

Una scoperta rilevante nel processo di studio e ricerca sui cambiamenti climatici, che pone finalmente una svolta epocale, sulla individuazione delle cause-effetto di innesco riguardo le variazioni di direzione del flusso troposferico e sua persistenza nel tempo. Non un GW antropico, ma una semplice interazione di cause-effetto del tutto “naturali” in un processo graduale quanto inesorabile, rivolto verso un prossimo processo di raffreddamento già in atto. Il passaggio obbligato e cadenzato del Pianeta, verso una prossima quanto inesorabile era glaciale. Un nuovo trend ANNI 2000 rivolto a condizioni peggiorative è già un effetto visibile e riscontrabile in Europa, come sull'emisfero Australe, palesato da autunni precoci e primavere assai più variabili ed invadenti sull'estate, con  inverni sempre più marcati su vaste zone, rispetto ad invadenze subtropicali, contratte e sempre più inibite, salvo rare eccezioni,  dalla pressione del Vortice Polare, modulato nelle sue oscillazioni, dalla forza strategica quanto importantissima, innescata e spiegata nella mia “scoperta rivoluzionaria”*nota 1.

 

Si aprono scenari impensabili  verso le nuove frontiere della ricerca climatica e meteorologica mondiale, che tenderanno a favorire un forte passo avanti sulla identificazione e previsione meteo climatica su scala globale e le cause-effetto scatenanti sul processo naturale dei cambiamenti climatici, che si sono da sempre succeduti nel corso del tempo.

 

 

 

 

 

Roberto Madrigali

 

Team Explora Perigeo (Limits)

 

Previsore meteorologico-analista modelli fisico/matematici- esperto e studioso di clima e microclima 

 

Meteoman su ROMAUNO tv e TV9 Grosseto-Toscana

 

Amministratore unico portale meteoclimatico www.meteoclima.net

 

 

 

 

 

Nota1° Scoperta rivoluzionaria

 

“La scoperta è una rilevazione importante scientifica, frutto di anni di studio sulle tematiche della corrente a getto e analisi fisico-matematica sui modelli di previsione, che mi ha portato alla individuazione della forza scatenante che opera sul flusso troposferico e le oscillazione (espansione-contrazione) del VP, innescando le cadenze di persistenza fra semizonalità e meridianizzazione come antizonalità del getto”

 

“La scoperta è al momento top secret, ma verrà divulgata quanto prima. E’ stato istituito un gruppo di ricerca (team in seno alla Explora Perigeo) creato appositamente per l’ulteriore approfondimento della innovativa tesi climatica, correlata con  lo studio e la ricerca  della mia scoperta rivoluzionaria, che sarà presto rivelata in programma divulgativo scientifico assai conosciuto”

 

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